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L'Italia è una nazione dell'Europa meridionale stanziata quasi interamente nell'omonima regione geografica da cui prende il nome.
Attualmente l'Italia è organizzata politicamente e giuridicamente come Repubblica Italiana, Stato confinante ad ovest con la Francia, a nord con la Svizzera e l'Austria e ad est con la Slovenia. I microstati San Marino e Città del Vaticano ne sono enclavi, mentre il comune di Campione d'Italia ne è exclave nella regione italofona del Canton Ticino (Svizzera).
Lo Stato indipendente ed unitario della nazione italiana – con un'estensione territoriale che non comprendeva ancora Roma e gran parte dell'attuale Lazio (appartenenti allo Stato Pontificio incorporato il 20 settembre 1870), il Veneto e il Friuli (parte dell'Impero d'Austria acquisiti nel 1866), la Venezia Giulia ed il Trentino-Alto Adige (anch'essi sotto dominio asburgico e acquisiti a seguito della prima guerra mondiale) – è nato nel 1861 come Regno d'Italia – sotto la dinastia di casa Savoia e con capitale Torino – ed ha assunto l'attuale forma repubblicana il 18 giugno 1946 a seguito del risultato del referendum istituzionale del 2 giugno indetto per stabilire la forma istituzionale dello Stato dopo la fine della seconda guerra mondiale. Successivamente, l'Assemblea costituente eletta lo stesso giorno del referendum elaborò la Costituzione che, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, dà alla Repubblica un carattere parlamentare.
Capitale dello Stato è dal 1871 Roma, "erede" di Firenze che fu sede provvisoria degli organi statutari e che sostituì Torino nel 1865.
Chiamata spesso "Penisola" in ragione della sua natura geografica prevalente, "stivale" in ragione della sua caratteristica forma, "Belpaese" in ragione del suo clima e delle sue bellezze naturali ed artistiche, geograficamente l'Italia è costituita da tre parti: una continentale, delineata a nord dalle Alpi e a sud dalla linea convenzionale che congiunge La Spezia con Rimini, una peninsulare, che si allunga nel Mediterraneo in direzione nord ovest - sud est, ed una insulare, rappresentata principalmente dalle due maggiori isole del Mediterraneo, la Sardegna e la Sicilia presso la quale, in corrispondenza dell'isola di Pantelleria, si ha la minima distanza dall'Africa, distante circa 70 chilometri. I confini territoriali si estendono complessivamente per 1.800 chilometri, mentre lo sviluppo costiero raggiunge i 7.500 chilometri. L'Italia conta più di 59,7 milioni di abitanti, per una densità di 198 abitanti per km².
Avendo istituito (Trattato di Parigi) il 18 aprile 1951, assieme al Belgio, alla Francia, alla Germania Occidentale, al Lussemburgo e ai Paesi Bassi, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio (CECA), l'Italia è membro fondatore dell'Unione europea ed ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea, compreso l'ingresso nell'area dell'Euro nel 1999. Inoltre è membro fondatore della NATO, del Consiglio d'Europa e dell'Unione Europea Occidentale, aderisce alle Nazioni Unite (per il biennio 2007-2008 è membro non-permanente del Consiglio di sicurezza), e fa parte del G7, del G8 e dell'OCSE.
Il nome "Italia" venne usato per la prima volta dagli autori greci e latini, nella fattispecie da Erodoto. Con tale nome si indicava la parte meridionale della penisola, l'antico Bruttium abitato dagli Itali (da Italo, re degli Enotri) (attuale Calabria centrale) secondo quanto tramandato anche da Dionigi di Alicarnasso, Tucidide e Virgilio, poi il nome fu esteso ad indicare i connazionali della Magna Grecia, che venivano detti Italiótai.
Da qui si evince che si parla dell'Istmo di Catanzaro che è il punto più stretto d'Italia e si trova tra i due golfi citati da Antioco di Siracusa.
Storicamente, l'utilizzo del nome "Italia" dal punto di vista politico risale invece alla Lega italica, con capitale a Corfinio, nell'odierno Abruzzo, attestato dal suo utilizzo nelle monete coniate dalla lega per designare i territori in essa ricompresi.
L'etimologia del nome, secondo una tesi antica, si basa sul nome greco italós, che significa toro, come forma contratta e grecizzata dell'umbro vitlu (vitello). Tale etimologia era stata già tramandata dagli stessi greci che vedevano l'origine del nome in Ouitoulía, ossia "terra dei vitelli". Essa fu in seguito riproposta da Dionigi d'Alicarnasso, Varrone, Aulo Gellio e Sesto Pompeo Festo.
Alcuni sostengono che tale nome derivi dal vocabolo "Italòi", termine con il quale i Greci designavano i Vituli, una popolazione che abitava le terre a sud dell'istmo di Catanzaro, grosso modo l'area ionica oggi occupata dalle provincie Catanzaro e di Reggio Calabria e che adorava il simulacro di un vitello. Il nome significherebbe quindi "abitanti della terra dei vitelli". Secondo Dionigi di Alicarnasso la popolazione degli Itali era costituita da una parte dei Siculi che non varcò lo Stretto per stabilirsi nell'odierna Sicilia, rimanendo dunque nell'estremo lembo di terra che è l'attuale Calabria centrale. Tale popolo avrebbe assunto il proprio nome dal leggendario re Italo, così che la zona precedentemente detta Ausonia avrebbe preso il nuovo nome di "Italia" (come riportato anche da Tucidide e Virgilio). Secondo Aristotele (Politica, VII, 9, 2) gli Itali erano così chiamati in onore del loro re Italo appunto, che pare abbia trasformato gli Enotri, da nomadi che erano, in agricoltori, e che abbia anche dato ad essi altre leggi, e per primo istituito i sissizi. Infatti fino all'inizio del V secolo a.C., con Italia si arrivò ad indicare l'intera attuale regione calabrese, poi tutta la parte meridionale del Paese e, dal 49 a.C., quando alla Gallia Cisalpina furono concessi i diritti di cittadinanza romana, anche le regioni settentrionali della penisola. Tali confini vennero ulteriormente dilatati con la riforma amministrativa dell'imperatore Augusto (27 a.C.) che li portò a ovest fino al fiume Varo (presso Nizza) e ad est fino al fiume Arsa, in Istria.
Secondo un'altra ipotesi l'origine del nome non è una forma grecizzata dell'umbro, bensì un termine di derivazione etrusca. In Etrusco esisteva difatti il termine Italòs, che indicava il toro, probabilmente derivato da *vitalu, con caduta del digamma. Questo termine fu usato dagli Etruschi per indicare i popoli italici (dell'Italia centro meridionale); ciò è stato in parte affermato da Apollodoro, che sosteneva che il termine italòn fosse un termine di derivazione tirrenica, e quindi etrusca, usato per indicare il toro. Lo stesso confermava il bizantino Giovanni Tzetzes, che presumibilmente non conosceva la fonte di Apollodoro e, forse, lo aveva appreso da qualche altra fonte antica. Appare inoltre molto più probabile che il termine sia passato dall'etrusco al greco, piuttosto che dall'umbro, per altri due motivi: utilizzare il termine italòn per indicare un popolo ha probabilmente una connotazione negativa, in quanto rimanderebbe ad una certa inferiorità; considerando la superiorità tecnico culturale degli Etruschi, e le condizioni dei rapporti che esistevano fra questo popolo e le genti italiche, è molto probabile che gli Etruschi abbiano utilizzato tale appellativo con lo scopo di deridere i propri vicini. Appare in secondo luogo difficile credere che tale appellativo fosse stato applicato a tutti i popoli italici a partire da un piccolo popolo, mentre la sua paternità etrusca renderebbe più probabile la sua diffusione su vasta scala.
Su quest'ultimo punto ci sono state ipotesi divergenti; ad esempio c'è chi, come il filologo Domenico Silvestri, sostiene che il nome sia passato dall'etrusco al greco, ma già con il suo significato finale. In pratica gli Etruschi chiamavano la penisola già Italia e i suoi abitanti Itali.
Altri sostengono che il termine Italia sia derivato dal greco Aithàle, termine usato per indicare l'isola d'Elba ed alcune vicine, trasformatosi poi in Aitlìa, Eitalìale, Etalìa, Italìa. Aithàle in greco significa fumosa o fumante, ed avrebbe indicato la presenza di molte fornaci per la lavorazione dei metalli. Tale presenza è però attestata solo sull'isola d'Elba e non in tutto il sud Italia, ragion per cui difficilmente questo nome si sarebbe potuto diffondere a tutta la penisola, a meno che, come sostiene Felice Vinci, il termine non si riferisca ai numerosi vulcani presenti nell'Italia meridionale (Etna, Vesuvio e le isole Eolie): in questo caso Aithàleia o Aithalia sarebbe la "terra che fuma". Altri sostengono che il termine Aithàle avesse indicato una tecnica di coltivazione, eseguita appiccando incendi sui campi con lo scopo di aumentarne la fertilità, ma tale tecnica era diffusa in tutto il Mediterraneo. Vi è poi chi sostiene che Aithale rimandi al concetto del tramonto, per il fatto che l'Italia era per i Greci la terra dove tramontava il sole, ma tale nome avrebbe potuto essere applicato anche alla Sicilia, o alla Numidia, che godevano della stessa caratteristica.
Più di recente il filologo Giovanni Semerano, noto per le sue controverse teorie sui rapporti tra le lingue indoeuropee e le lingue semitiche, propose l'ipotesi che il termine Italia derivi da Atalu, una parola accadica ricostruita da Semerano e che significherebbe "terra del tramonto". Egli basava le sue idee su considerazioni di tipo linguistico: la "i" del latino vitulus è breve, mentre la "i" di Italia è lunga. A parte il fatto che
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