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Geografia fisica

Territorio



  • Classificazione climatica: zona D, 1408 GG
  • Diffusività atmosferica: alta, Ibimet CNR 2002

Storia

Architetture civili

Acquedotti

Palazzi

Altre architetture civili

Architetture militari

Altro

Monumenti scultorei

Prima delle distruzioni belliche del 1943, Livorno ha ospitato una decina di teatri ed arene, nonché una serie di spazi teatrali minori. La seconda guerra mondiale ha cancellato gran parte di questo patrimonio: infatti, i bombardamenti colpirono inesorabilmente il Teatro San Marco, il Rossini e il Teatro degli Avvalorati, mentre nei decenni successivi fu raso al suolo il grande Politeama. Oggi, dell'antico patrimonio teatrale resta solo il Goldoni, riportato agli antichi splendori dopo un lungo restauro conclusosi nel 2004.

Nel secondo dopoguerra furono tuttavia innalzate nuove strutture, come il Cinema Teatro Grande, la Gran Guardia e il Cinema Odeon, delle quali solo la prima risulta ancora in attività, sebbene sia stata riconvertita in una multisala.

Elenco dei cinema e dei teatri di Livorno:

  • Teatro Goldoni
  • Multisala Cinema Grande
  • Cinema Teatro 4 Mori
  • Multisala Medusa
  • Cinema Aurora
  • Cinema Teatro Salesiani
  • Kino Dessé
  • Teatrofficina Refugio
  • Teatro delle Commedie
  • Teatro Mascagni
  • Centro Artistico il Grattacielo
  • Cral Eni
  • Teatro del Porto

Cinema storici recentemente chiusi:

  • Cinema Teatro La Gran Guardia
  • Cinema Odeon
  • Cinema Metropolitan

Radio

  • Radio Rosa Livorno

Stampa

  • Il Tirreno (in origine noto come Il Telegrafo)
  • Il Vernacoliere
  • Corriere di Livorno

Televisione

  • TVL Radiotelevisione Libera
  • Granducato TV
  • Teletirrenouno

Associazioni

  • Nido del Cuculo

Arte

Livorno e la pittura

L'avvio dello sviluppo urbanistico di Livorno coincise con il piano redatto da Bernardo Buontalenti nella seconda metà del XVI secolo: fino ad allora infatti il piccolo borgo labronico era costituito da un pugno di case poste attorno ad una piccola insenatura. Il progetto buontalentiano per la nuova città voluta dai Medici era caratterizzato da una serie di possenti fortificazioni circondate da un fossato, che conferiva alla città una forma pentagonale. In fase realizzativa il disegno fu però mutato per dare maggiore importanza alla Fortezza Nuova. Al centro dell'abitato fu innalzato il Duomo, aperto su una vasta piazza d'armi (attuale piazza Grande).

All'inizio del Seicento le citate Leggi Livornine richiamarono in città numerosi abitanti, tanto che si rese necessario costruire un nuovo quartiere posto a nord, nelle aree comprese tra le fortezze Nuova e Vecchia; la zona, attraversata da molti canali e dal fossato difensivo della città pentagonale, assunse pertanto il nome di Venezia Nuova. Un secondo ampliamento del medesimo quartiere venne messo in atto pochi decenni dopo, intorno al XVIII secolo; lungo i canali della Venezia, posti in diretta comunicazione col porto, sorsero pertanto numerosi magazzini, ubicati al di sotto del piano stradale.

Successivamente, il 16 dicembre 1776, il granduca Pietro Leopoldo abolì il divieto di costruire nelle immediate vicinanze delle fortificazioni. L'iniziativa granducale portò ad uno sviluppo dei quartieri esterni alla città pentagonale. I primi importanti piani per l'assetto urbanistico dei sobborghi risalgono agli anni venti dell'Ottocento, quando Luigi de Cambray Digny stese i progetti per il quartiere del Casone, nella zona dell'attuale piazza Cavour. La realizzazione della cinta daziaria, decisa nel 1834, chiuse insieme la città e sobborghi; parallelamente Luigi Bettarini lavorò allo smantellamento dei baluardi medicei lungo il Fosso Reale e realizzò la grande piazza oggi nota come piazza della Repubblica. Frattanto, intorno alla metà del secolo, lo sviluppo delle attività legate alla villeggiatura e agli stabilimenti balneari diedero avvio alla formazione una elegante passeggiata a mare, che raggiunse dapprima l'antico borgo di Ardenza e, successivamente, Antignano. L'ultimo periodo del granducato lorenese fu caratterizzato anche da un potenziamento delle infrastrutture portuali ed industriali, nelle aree a nord della città.

All'inizio del Novecento, le precarie condizioni igieniche di alcuni isolati del centro furono motivo per l'edificazione di un nuovo quartiere popolare nei pressi della Stazione Centrale. L'avvento del Fascismo coincise con l'affermazione industriale della città, mentre nuovi quartieri per gli operai, costituiti da alloggi supereconomici, sorsero nelle aree a ridosso degli stessi stabilimenti industriali. Questi infelici modelli urbanistici e architettonici furono ripresi nell'immediato dopoguerra, quando, nell'emergenza dovuta alla carenza di abitazioni, si innalzarono i quartieri di Sorgenti e Corea. Frattanto il centro storico, duramente colpito dai bombardamenti del 1943, fu quasi interamente ricostruito con scarso rispetto per le strutture preesistenti e per gli antichi allineamenti stradali.

In periferia, un primo intervento urbanistico di un certo rilievo, nel quale si osserva un superamento degli schemi di derivazione prebellica, è da ricercare in quello promosso dall'INA-Casa nel citato quartiere Sorgenti, a margine del primo insediamento precedentemente costruito dal Comune. Un ulteriore miglioramento degli standard edilizi ed urbanistici si concretizzò nel quartiere Coteto, realizzato a partire dal 1956 ad opera di un gruppo di progettisti guidati da Raffaello Fagnoni. Nel 1958, malgrado che il Piano Regolatore Generale elaborato in quegli anni da Edoardo Detti prevedesse il mantenimento di una fascia verde tra la città e il borgo di Ardenza, sulle anzidette aree fu approvata, su pressione del Ministero dei Lavori Pubblici, la costruzione del quartiere denominato "La Rosa" , la cui progettazion

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